MARE FUORI DIVENTA UN ROMANZO«STORIE DI SPERANZA PER I GIOVANI»

Di solito accade il contrario: un romanzo appassiona al punto da ispirare un film o una serie tv. Ma Mare fuori ha costruito il suo clamoroso successo andando controcorrente, ed ecco che oggi, dopo quattro anni dal suo debutto e quattro stagioni, esce il primo romanzo — edito da Solferino e Rai Libri — tratto dalla serie ambientata nell’Istituto di pena minorile di Napoli.

Scritto da Angela Lombardo, il romanzo approfondisce il punto di vista dei personaggi principali, facendoli parlare in prima persona. Tra loro, non poteva mancare Beppe, l’amatissimo educatore del carcere interpretato da Vincenzo Ferrera. «Non vedo l’ora di ritrovare il mio personaggio anche nelle pagine del libro», racconta l’attore, che subito pensa ai giovani, anche se non sta recitando: «Chissà che possa aiutare a far leggere di più i ragazzi. Io di certo ne regalerò molte copie».

Il romanzo non è che l’ennesima sorpresa che arriva grazie a Mare fuori: «Questo successo non si poteva immaginare — riprende —. Se penso a quanti provini, a quanti progetti, anche validi, ma che rimangono lì, non cambiano le cose... questa è la normalità per noi attori. Poi accetti un ruolo e ti ritrovi nella serie più vista di sempre».

Anche la sua vita è cambiata: «Ed è successo a 50 anni. Se penso che stavamo per essere cancellati... il primo anno gli ascolti erano molto bassi, poi qualcuno ha pensato di vedere quali fossero i numeri su RaiPlay per capire che è cambiato geneticamente il modo di guardare la tv».

Che la serie sia un fenomeno ormai è chiaro a tutti. «Me ne accorgo, semplicemente, camminando per strada. E questo vale ancora di più per i protagonisti più giovani: per loro è scattato l’effetto Duran Duran, quando passano abbiamo direttamente le urla. Io posso dire che faccio felicemente fatica a camminare senza qualcuno che mi riconosca».

Il suo, nel mondo complesso del carcere, è un personaggio indiscutibilmente positivo: «Non ha hater. È il ruolo più bello che mi sia mai capitato, manda un messaggio di speranza che ha anche dei risvolti concreti». Non sono poche le persone che hanno deciso di intraprendere questa carriera dopo essersi innamorati del lavoro di Beppe nella serie: «Me lo scrivono, capisco che non si tratta più solo di recitazione. Ho una responsabilità etica grazie al mio personaggio». Quello degli educatori, del resto, è «un ruolo fondamentale e nessuno ne parla. Io ho visitato diverse carceri minorili ed è inutile dire che la situazione è molto più tragica, ne esco ogni volta sconvolto: trovo ragazzi induriti dalla vita eppure in tanti tra loro si sono appassionati al mio Beppe, lo paragonano ai loro educatori. Mi rispettano come se avessi fatto davvero, nella realtà, qualcosa di importante».

Nella serie, per il personaggio di Beppe parte un doppio binario quando, tra i ragazzi del carcere, scopre di avere una figlia: «Una delle cose belle della serie, e sono certo anche del libro, è stata che tanti genitori hanno realizzato che anche i propri figli potevano trovarsi nelle situazioni dei ragazzi di Mare fuori, non è così lontano, a volte basta una sciocchezza. È un tema che mi pongo anche io, con mio figlio, che ora vive l’adolescenza. È orgoglioso che papà reciti nella serie che ogni ragazzino ha visto, ma anche lui, come tutti, preferisce che, quando lo accompagno a scuola, lo saluti un bel po’ prima dell’ingresso».

Il suo Beppe è un eroe buono in un mondo dove c’è molta delinquenza e violenza. Teme che la criminalità possa venire idealizzata dai ragazzi? «I cattivi al cinema sono da sempre più affascinanti dei buoni, ma, rispetto ad altri progetti, qui c’è un messaggio educativo perché i personaggi negativi hanno sempre una fine infelice. Dopodiché penso che se qualcuno decide di delinquere perché ha visto Mare fuori lo fa perché in realtà è un deficiente, insomma, il problema vero è quello».

Sul set, anche con i colleghi più giovani, il suo atteggiamento non è dissimile da quello del suo personaggio: «Sono una sorta di fratello maggiore o, a volte, di papà. Io con Beppe ho vinto: è diventato una istituzione e sarò per sempre grato per tutto quello che mi ha regalato».

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